L'INTERVISTA

Marco Pontecorvo, un regista che crede nel "potere" del messaggio sociale

"Questi sono argomenti che mi scaldano, mi appassionano e mi commuovono, mi riesce più semplice accostarmi ad essi, capirne il valore sociale e l'importanza di raccontare quella storia. Quando lo affronti, sai che dietro c'è una storia per cui vale la pena"

Figlio del celebre regista Gillo Pontecorvo, decenni da direttore della fotografia e poi l'esordio da regista con il notevole "Pa-ra-da". Marco Pontecorvo ci racconta il suo impegno e la sua passione nell'affrontare temi sociali e difficili nei suoi lavori e cosa gli riserva il futuro.

Il suo esordio è come direttore della fotografia, in film come "Perdutoamor" di Franco Battiato; "Eros" con la co-regia importante di Michelangelo Antonioni, Wong Kar-wai e Steven Soderbergh; "Passione" e "Gigolò per caso" di John Turturro. Che ricordo ha di queste sue esperienze lavorative?

Sono ricordi molto belli, perchè sono venuto a contatto con persone particolari che riescono a dare tanto e tu provi a restituirgli tanto. E' un importante scambio, un vero viaggio che si fa insieme e ognuno è diverso dall'altro: con Battiato c'era un rapporto diverso da quello con Antonioni o Turturro, personalità con specificità e peculiarità differenti e in questo anche il loro rapporto a scambio con te è diverso. Rimangono tutte e tre grandi esperienze che mi hanno lasciato molto. Nell'esperienza di regia ti porti il bagaglio di questi incontri fatti nel ruolo di direttore della fotografia. Ricordi come è stato risolto, come hai risolto o come si è risolta insieme una certa situazione, hai guardato lavorare questi registi e cerchi di raccogliere un pò di quello che hai visto e di portarlo nella tua esperienza come regista.

Invece passando al suo ruolo di regista, alcuni suoi film sono legati da un sottile filo rosso: "Pa-ra-da", "L'oro di Scampia" e "Lampedusa". Tutti e tre affrontano temi sociali, vite ai margini, il riscatto e l'idea della seconda chance; dal punto di vista registico lei è particolarmente interessato a queste tematiche e perchè?

Si, sono assolutamente interessato a questi temi e tra l'altro c'è in uscita un altro mio film con Adriano Giannini, "Il coraggio di vincere", che fa parte di questo 'filo rosso' perchè affronta anche questo temi legati al sociale. Questi sono argomenti che mi scaldano, mi appassionano e mi commuovono, quindi mi riesce più semplice accostarmi ad essi, capirne il valore sociale e l'importanza di raccontare quella storia. Quando lo affronti, devi confrontarti anche con la difficoltà di mettere in piedi un film con quei temi, sai che dietro c'è una storia per cui vale la pena. Spesso ci sono uomini che hanno sofferto o situazioni tragiche e magari quel film non cambierà niente, ma forse magari semina anche solo una piccola briciola alla risoluzione del problema o lo evidenzia o fa sì che qualcun altro porti avanti quella lotta, e per me diventa fondamentale.

A proposito di questo, lei vede il cinema come uno 'strumento pedagogico' e in grado di stimolare il confronto dialettico su certe tematiche?

Il cinema assolutamente fa questo, perchè viviamo nella società dell'immagine e quindi ti porta a questo anche nel caso di un film tv. Come per "L'oro di Scampia" che è stato visto da circa 7 milioni di persone, evidentemente della storia che tu hai raccontato qualcosa deve esser pur rimasto, non dico che hai sensibilizzato su un tema ma sicuramente hai lanciato un messaggio preciso. Idem per "Lampedusa", che ha fatto anche questo un gran numero di spettatori pur essendo un tema più difficile. Portare l'attenzione di tutte queste persone su un argomento del genere, speri che almeno una parte di esse ci faccia una riflessione o li smuova verso qualche cosa ed è già un importante passo. Spesso accade che il messaggio passi e arrivi a molte più persone di quante si possa pensare, tanto è vero che il cinema è stato sempre usato come strumento in questa direzione e poi anche la televisione.

Lei si ritrova un'importante eredità, ovviamente come figlio del grande Gillo Pontecorvo che ha affrontato, a sua volta, temi politici e un certo cinema impegnato come ne "La battaglia di Algeri" o "Queimada". Lei vede nel panorama odierno del cinema italiano ancora un impegno sociale e politico espresso, così come ha fatto suo padre e così come sta facendo anche lei?

Forse oggi è una cosa più difficile da realizzare rispetto agli anni in cui lo hanno affrontato registi come mio padre e come tanti altri all'epoca, oggi i varchi dentro la distribuzione sono sempre più piccoli per questo tipo di film però si sta aprendo un altro canale diverso che è quello televisivo. I numeri per la tv sono giganteschi rispetto al cinema per cui io penso che gli spazi si possano trovare e ci sono registi che sono in grado di portare avanti questo filone, non sono tantissimi ma proprio perchè il mercato in questo momento cerca tanta commedia, che è il genere più richiesto. Ma sta iniziando a nascere un'inversione di tendenza e quindi anche altri generi si stanno affacciando nel panorama cinematografico italiano.

Quindi lei crede che nella fiction di tipo televisivo, attraverso la quale si arriva ad un pubblico più allargato e trasversale, è ancora più importante veicolare questi temi?

Penso che debba avvenire su entrambi i fronti, sono due pubblici differenti però come numeri naturalmente la televisione sbanca. Certo, è un altro tipo di attenzione e di fruizione e non ti puoi spingere così in avanti così come puoi fare nel prodotto cinematografico, però è altrettanto importante. Nel cinema italiano questi temi sociali erano un pò spariti ma stanno tornando.

Quali sono i suoi progetti futuri e a cosa sta lavorando?

Accennavamo prima al film "Il coraggio di vincere", si tratta di un tv movie coprodotto da Rai Fiction e Red Film e che sarà trasmesso da Rai1 prossimamente. Nel cast, tra gli altri, Adriano Giannini e Nino Frassica. È una storia di rinascita e di rivincita, di una seconda occasione che un uomo ha nella vita e che in questo caso arriva grazie all’incontro con un giovane senegalese. Per quanto riguarda il futuro sono forse in partenza con un film americano e poi con una copruduzione italo-americana-inglese che viene da un progetto di mio padre e che riguarda l'arcivescovo Romero.

di SIMONA RUSSO

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