Recensione

Giuseppe Tornatore, "La corrispondenza". Sellerio

Si tratta di una pratica narrativa poliespressiva dove il raddoppiamento diegetico, oltre che etimologico, appartiene ai mezzi espressivi che narrano la vicenda. La corrispondenza non è infatti un film tratto da un romanzo così come non è un film da cui ne è stato ricavato successivamente un romanzo...

Oltre a scrivere questo libro, Giuseppe Tornatore ne ha realizzato anche un film dal medesimo titolo ed essi sono usciti contemporaneamente, sia nelle sale cinematografiche che nelle librerie, nel gennaio 2016.
Si tratta di una pratica narrativa poliespressiva dove il raddoppiamento diegetico, oltre che etimologico, appartiene ai mezzi espressivi che narrano la vicenda. La corrispondenza non è infatti un film tratto da un romanzo così come non è un film da cui ne è stato ricavato successivamente un romanzo, ma si presenta come una bipolarità comunicazionale parallela e contestuale, esperienze “corrispondenti” di una intenzionalità narrativa multimediale, in sintonia con l’assunto dell’opera che parla di una relazione d’amore tra un professore universitario di astrofisica di fama internazionale ed una sua studentessa che continua anche dopo la morte di lui, in una corrispondenza virtuale resa possibile dagli attuali mezzi di comunicazione, dagli sms ai messaggi video, ai dvd preregistrati.
"Il fatto di averli ambientati oggi ha permesso, grazie alla rete di sistemi tecnologici, di rendere realistica questa storia -ha osserva il regista- ma al di là del realismo tecnologico mi piaceva che la storia andasse oltre alla percezione dei sensi, attraverso l'istinto: quella capacità di captare le cose prima che avvengano, di cogliere le premonizioni. (…) Da sempre filosofi e scrittori inseguono il sogno eterno di contemplare forme di estensione temporale e la tecnologia, in questo, sembra darci una mano”.
Un riflessione profonda (ed inusuale nel panorama cinematografico italiano), scritta e filmata da Tornatore con rigore tematico ed eleganza stilistica, che si esprimere nella metafora delle “stelle morte”, supernove la cui luminosità continua ad essere visibile ai nostri occhi anche dopo milioni di anni dalla loro scomparsa. Un’esperienza da condividere tra i due mezzi, vedendo il film e poi leggendo il libro oppure, come si preferisce, leggendo il libro e poi vedendo il film. L’interazine tra le due forme d’arte moltiplicherà senz’altro, infatti, l’emozione ed anche la meditazione su tematiche eterne come l’amore e come la morte. “Ciò che vi accingete a leggere -scrive l’autore nella sua prefazione al volume- è un’occasione per riscattare tutto ciò che lo schermo cinematografico deve o preferisce sottintendere”.

Giuseppe Tornatore, La corrispondenza, Sellerio, Palermo, 2016.

di VITTORIO GIACCI

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