Critica

Dov’è la libertà?

Sulla maschera dolorosa e lunare di un Totò di genio alle prime prese con il grande autore (più tardi sarebbe giunto Pier Paolo Pasolini) trapassa tutta l'Utopia della solidarietà, stato dell'Innocenza inattuabile se non nella costrizione di un carcere, ed è il martirio.

Lasciato appena il paradosso morale di Europa '51, e prima di giungere al paradosso esistenziale di Viaggio in Italia, il "cineasta più moderno", si immerge nel paradosso cartesiano di Dove la libertà? nuovo episodio della sua personale "Ricerca dell'Assoluto", nuova tappa della sua Ascesi verso la Verità.
Il paradosso laico di Flaiano, gioco dell'intelletto che affonda nel ribaltamento pirandelliano dell'Essere e dell'Apparire, poteva facilmente portare ad una messa in scena della Finzione, come specchi grottesco dei "disastri della pace" sorti sulle macerie della guerra.
Rossellini, invece ('toccato' dalla Fede senza averne ancora percezione) propone un percorso mentale verso la conoscenza dell'Uomo e delle sue miserie che possono paradossalmente avvenire proprio allo stato di libertà, più vere o più gravi di un sogno cattivo o di un incubo maligno, illusioni da respingere, come fa Cartesio (“Mi sono convinto che ciò che non fa parte dello spirito è illusorie al pari della menzogna”) con la ragione, ricacciandole al di là di se, anche se questo può sembrare Sacrificio.

Sulla maschera dolorosa e lunare di un Totò di genio alle prime prese con il grande autore (più tardi sarebbe giunto Pier Paolo Pasolini) trapassa tutta l'Utopia della solidarietà, stato dell'Innocenza inattuabile se non nella costrizione di un carcere, ed è il martirio.
Tutto ciò che in prigione, pensando al fuori, era stato immaginato da Salvatore in forma di sogno, macchina desiderante del Bello e del Giusto, non regge alla verifica dell'Esperienza, diventa un Altro Reale intriso di egoismo, malvagità ed orrore.
Meglio allora la quiete forzata, la libertà spazialmente limitata, la cosiddetta "morte civile" che, forse, altro non è se non una Prova.
Salvatore (il nome non è certo casuale) è un nuovo Apostolo, fratello di fede al cospetto di una umanità senza Valore, missionario di un Bene non ancora accolto dalla comunità. E non sarà certo ancora per caso se, pur per strade diverse, un santo come Francesco entrerà poi nell'esperienza cinematografica sia di Rossellini che di Totò.
Il paradosso della libertà non consiste, dunque, nell'essere un fantasma (come per Bunuel) ma una delle tante sconfìtte dalle quali è trafitto l'Uomo che non dà o non trova risposte al suo esistere spirituale.
Proprio a partire da Dov'è la libertà? Rossellini, come Salvatore, si rifugia in un cinema/carcere (apparentemente) sempre più ascetico e rigoroso, per trovarvi senso e ragione. Le risposte saranno in altrettante gemme della Passione e della Grazia, da Giovanna d’Arco al rogo a Il Messia.

di VITTORIO GIACCI

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