ri-generazione

Cinema, "Luce della memoria": memoria del visibile

Francia, 1888. Uno scienziato inventa un apparecchio chiamato “crono fotografo” nel quale scorre una pellicola di carta. E’ l’invenzione del cinema, memoria del visibile. Stati Uniti. 1991. Un altro scienziato “fotografa” la memoria. Il cinema nasce una seconda volta. Luce della memoria. Tecnica della riproducibilità, immagine del movimento, emozione visiva, il cinema è, da sempre, metafora di un ricordo, parabola di un pensiero, ellisse di una visione.

Fotografando la realtà, la si ri-genera in una realtà-altra, che non conosce le leggi della fisica ma gli imperativi della poesia. . Il cinema, appunto.
Fotografando la memoria, la si ri-crea in un corpo mentale  alle origini del ricordo, alle sorgenti del pensiero, alle fonti della visione. Il cinema, appunto.
Passato e presente, ora, sono entrambi nel cinema.
Passerà del tempo, certamente non altri cent’anni, e si fotograferà il futuro.  E sarà ancora il cinema.
Cinema, luce di una memoria spazio/temporale del visibile che abbraccia, comprende, iscrive, attrae il passato, il presente, il futuro.
E’ per questa semplice, chiara, limpida, trasparente verità, che il cinema, luce della memoria, memoria del visibile, non morirà.
Il cinema è. Il cinema sarà. Fino a quando ci sarà un uomo capace di credere che l’immaginario faccia anch’esso parte della vita, che sentirà il bisogno, naturale ed irrefrenabile, di parlare ad un altro uomo con il dono dell’immagine, di costruire racconti che non siano da leggere ma da vedere. Fino a quando ci sarà qualcuno che vorrà -saprà- comunicare a qualcun altro emozioni in forma di poesia, emozioni in forma di immagine in movimento, cioè emozioni in forma di cinema.

di VITTORIO GIACCI

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