Tendenze

Gli outsider del cinema italiano

Tra i tanti paradossi del cinema italiano vi è anche che i film più interessanti, quelli che raccolgono più premi e riconoscimenti nei festival nazionali ed internazionali, quelli che più innovano, compiono ricerca sul linguaggio o scoprono nuovi talenti d’attore, sono quelli peggio distribuiti, meno considerati da una critica (o quel che ne rimane) a volte distratta, meno visti dal pubblico.

In tal modo si è venuta a creare nel tempo una “doppia” filmografia che separa in maniera ancor più drastica la qualità dal mercato, il valore dal’incasso, la cultura dal commercio, alterando sensibilmente l’equilibrio del sistema e dando vita ad una produzione filmica “rovesciata” dove la serie dei film che hanno visibilità è inversamente proporzionale, sotto il profilo del valore, a quella dei cosiddetti “invisibili”. Sono gli “outsider”, la “bande à part” del cinema italiano, per usare una bella definizione di Alberto Lattuada mutuata dal titolo di un film di Jean-Luc Godard, quelli che da noi pochi spettatori vedono ma che vengono invece considerati ed apprezzati all’estero da molti spettatori nelle rassegne di tutto il mondo.

Per ovviare almeno in parte a questa distorsione informativa che impedisce al nostro cinema di far emergere nel modo migliore tutte le proprie potenzialità, segnaleremo di volta in volta le opere che meritano una più ampia considerazione critica in modo ancor più sistematico di quanto fatto finora (lo abbiamo iniziato con Indivisibili di Edoardo De Angelis, Ho amici in paradiso di Fabrizio Maria Cortese, My Italy di Bruno Colella), dando voce ai loro autori con ampie interviste e stimolando una loro maggiore diffusione sul territorio nazionale.

Ogni qualvolta si riesce infatti, pur tra difficoltà di ogni tipo, a creare le condizioni per il doveroso incontro tra un’opera ed il suo pubblico, questo ha risposto positivamente, dimostrando di non volersi rassegnare alla mediocrità uniformante, omologante e stereotipata del cosiddetto cinema di successo o della televisione generalista ma di esprimere la precisa volontà di essere trattato da pubblico preparato ed intelligente, desideroso di confrontarsi con l’arte più di tutte in grado di rappresentare le pulsioni e le tensioni, le istanze e le emozioni della società contemporanea.

di VITTORIO GIACCI

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